Il bolentino di profondità è una tecnica di pesca che sta riscuotendo un grande successo. Dalla sua, gioca la possibilità di fare catture di grandi dimensioni (cernia canina e americana) e l’incentivo commerciale legato alla vendita di attrezzature costose. Di fatto però il pesce che caratterizza questa disciplina è senz’altro l’occhione, uno sparide che ufficialmente cresce fino a 4 chili per cm 70, ma è ragionevole pensare che possa superare questi limiti, anche abbondantemente. Dal punto di vista ambientale ma anche sportivo e in più personale, non fa piacere che questa specie (Pagellus bogaraveo), stia dando segni di sofferenza, seppur locali, come evidenziano la Fao e le misure già in atto per ricomporre gli stock nel Mediterraneo occidentale (Mare di Alborán). Gli studiosi puntano il dito sulle lenze delle flotte spagnole, e marocchine soprattutto, e in particolare sul numero totale di ami impiegati, che negli anni più recenti, sono stati già ridotti, per entrambe le marinerie, di circa il 20%. Ma le raccomandazioni, a partire da quest’anno, sono severe e suggeriscono il 50%, oltre la misura minima di cm 33 e un fermo pesca generale di 60 giorni continuativi tra gennaio e marzo. In quest’operazione purtroppo è coinvolta anche la pesca ricreativa e, udite udite, in Fao tutti concordano nel suggerire che: “La pesca ricreativa dell’occhione nell’Alborán da parte di unità dell’Unione, sia vietata.”. Di primo acchito sembrerebbe un attacco diretto che potrebbe sfociare in contagio, osmosi o “ce lo chiede l’Europa”, ma a mente fredda, in Italia, l’occhione non rientra nei radar della pesca professionale, per cui difficilmente la specie cadrà in sofferenza. Quindi, passato il pericolo, armiamoci di canna e mulinello elettrico e diamoci da fare, dai 150 metri in giù.
Leggi il prossimo
Riccardo Emma
Di solito il successo arriva dopo una faticosa, a volte estenuante gavetta. Riccardo è maturato molto e in poco tempo e a soli 22 anni è già coinvolto nel circuito agonistico internazionale.
Tataki Snap Stonfo
Il tataki è un’efficace tecnica di pesca dalla barca, nata in Giappone, per ottimizzare la ricerca dei cefalopodi e sfruttata con molto successo anche nel Mediterraneo. Si pesca calando le lenze in verticale facendo uso delle particolari totanare, chiamate appunto tataki. Se si vogliono ottenere risultati davvero eccellenti bisogna
Premiato Navlight Scanstrut
Scanstrut vince l’IBEX 2026 Innovation Award per il faro di navigazione alimentato in modalità wireless
Commenti ()